Corno Miller - Per la cresta SW (Via Sicola-Tagliabue) - Corno Miller - Adamello - Italy
Corno Miller - Per la cresta SW (Via Sicola-Tagliabue)

Corno Miller - Per la cresta SW (Via Sicola-Tagliabue)

Corno Miller - Adamello - Italy

Information
Min / max altitude1500m / 3373m
Duration1 day
Main facingSW
GearSerie completa di friend e di nut. Martello e chiodi. Casco e scarpette. Due mezze corde da 60 metri.
Source

Accesso

Avvicinamento Passo Gozzi:

A

Dal parcheggio presso il Ponte del Guat si segue la strada sterrata nel bosco sul lato sinistro idrografico del torrente che conduce in breve ai prati della Malga Premassone. Di qui si prosegue sempre su mulattiera che comincia a salire tra boschi e prati attraversando due volte il torrente. Superato un altro alpeggio il sentiero ora piega a destra e supera con ripidi gradoni le cosiddette “scale del Miller” per giungere alla piana prativa prospiciente il Rifugio Gnutti che si raggiunge in breve dopo aver attraversato il torrente. Da questo si rimane sul lato destro idrografico seguendo una condotta idrica in cemento e seguendo il sentiero che conduce all’Adamello. Giunti al Pantano del Miller a quota 2300 m circa, si abbandona il sentiero e si supera un gradino roccioso evidente sulla destra per delle costole erbose accedendo così ai pianori ghiaiosi che sostengono il versante S del Corno Miller e del Passo Gozzi. Si punta ora direttamente al Passo e si sale inizialmente per le rocce levigate del canale spostandosi in seguito sulla sinistra e giungendo in cresta (II-III, 200 m).

B

Sin qui si può arrivare anche dalla Val Salarno partendo da località Fabrezza (1500 m), giungendo con mulattiera ai Laghi di Salarno e Deleguaccio e superando il Rifugio Prudenzini. Si segue ora il sentiero che conduce al Passo del Miller e superato il primo gradino si piega per pascoli e macereti a destra passando sotto la Cima Prudenzini e il Corno Remulo. In ultimo per facili ghiaioni e prati si giunge al Passo Gozzi e all’inizio della via.

Cresta

Dal Passo Gozzi o nei pressi di esso si abbandona leggermente la cresta, tenendosi sul versante Salarno, si supera un canale erboso tra placche ed in seguito un diedro di 30m giungendo ad una selletta. Qui si trova una sosta a spit.

L# | V | 40m | Affrontare (serie continua di spit) sfruttando con piedi e mani due fessure parallele, facendo sosta (2 spit) alla sommità del primo torrione. Da qui gli spit terminano.

L# | | | Si supera un sasso della cresta con manovra acrobatica ed equilibristica per calare ad una selletta.

L# | | 25m | Si prosegue per 6-7m sullo spigolo liscio e arrotondato (chiodo) piegando poi leggermente in discesa a destra puntando ad un chiodo con anello e cordino. Il chiodo va usato con traversata di corda per spostarsi in orizzontale verso destra ad andare a prendere un evidente fessura verticale (usare serie di friend) che permette di rimontare la sommità del successivo torrione.

L# | | | Da qui, cordini in loco di cui verificare la sicurezza, si effettua una doppia di una decina di metri partendo in orizzontale sul lato destro (Salarno) e scendendo ad uno stretto intaglio in verticale. Da qui si sale un paio di metri sullo spigolo (chiodo) e si piega a sinistra sotto una specie di tettuccio su comodi appoggi per i piedi andando a prendere una fessura appoggiata che sale tra una paretina verticale e una placca liscia (usare friend) e giunge ai blocchi sommitali del Primo Torrione del Miller.

L#~ Dalla sua sommità estrema, usando due chiodi in loco e un cordino si effettua una doppia verticale e leggermente strapiombante che consegna ad un colletto alla base del Secondo Torrione. Da qui si può abbandonare la cresta per un facile canale sul versante del Salarno e tornare poi per cenge al Passo Gozzi. Dal passo la discesa dal versante Miller non è banale e occorre porre attenzione nella ricerca dell’itinerario. Conviene tenere la destra scendendo e considerare eventualmente di fare una doppia (cordino su masso in loco) per gli ultimi 60m.

L# | IV+ | 40m | Dal colletto si sale una placca nera per 20m (IV) sfruttando le abbondanti fessure per proteggersi. Piegare ora a sinistra sotto una specie di promontorio e (chiodo) superare un risalto atletico (IV+) verso destra. Si giunge così ad un comodo terrazzo dove conviene sostare.

L# | V- | 60m | Di qui si segue la placca bianca soprastante sfruttando due piccole fessure in opposizione (V-, friends piccoli) giungendo così alla cresta. Di qui si perdono pochi metri sul versante Salarno per seguire poi una cengia erbosa ascendente inframezzata da risalti rocciosi. Prima della fine si piega a sinistra per un risalto e si prosegue per una fessura da utilizzare con le mani in opposizione e i piedi in aderenza. Si giunge così al masso sommitale del Secondo Torrione del Miller.

L#~ Da sotto questo masso effettuare una doppia di 60m (anche 55), utilizzando due cordini in loco, sul versante del Salarno, prima su una parete verticale, poi in un canale con un piccolo tettuccio.

L# | III | | Dai macereti ai quali si giunge, si traversa in leggera salita su placche lisce per un centinaio di metri, onde oltrepassare una serie di gendarmi della cresta (ben visibili dal versante di Miller per la loro forma turrita) inaccessibili per prendere poi una rampa/canale (III) che sempre dal versante di Salarno riconduce in cresta.

L# | III+ | | Si prosegue in cresta (anche in conserva) per una serie di paretine e crestine facili (III+) e ben appigliate fino a giungere ad una specie di cima (ometto) dalla quale si comincia a vedere la cresta finale verso la vetta.

L#~ Si prosegue ancora per cresta (di conserva) evitando i torrioni più difficili sul lato Miller fino a percorrere una specie di cengia, non allontanandosi mai troppo dal filo (10m al massimo). Riprendere il filo tramite un diedro e piegare a sinistra trovandosi su un poggio. Di qui con una doppia di 10 metri (2 chiodi in loco) si giunge ad una bocchetta.

L# | IV- | 45m | Si rimonta la successiva paretina e una serie di diedri sul lato Miller. Si sosta su uno spuntone.

L# | III+ | 40m | Dopo aver superato due piccoli torrioni, si attacca una evidente placca solcata da una fessura larga e comoda. Si sosta oltre una specie di porta tra due torri.

L# | V- | 40m | Si segue ora una liscia placca con esili fessurine sostando dove la cresta si spiana.

L# | | | Si segue ora il filo di cresta piatto e caratteristico perché sprofonda ai lati sul baratro.

L# | | | Ad un certo punto ci si cala disarrampicando sul lato Salarno e seguendo due esili cenge (ascendenti a zig-zag) si giunge ad una bocchetta donde con passaggio esposto o attraverso un buco tra due massi si giunge ad una paretina di 15m molto esposta solcata da delle fessure parallele ascendenti verso sinistra. Se ne segue la più comoda per mani e piedi e scavalcata una crestina si giunge alla base del torrione sommitale.

L# | | | Si attacca a destra del filo portandosi poi a sinistra per una cengia ascendente. Si sale su un monolite appoggiato di 7m e si traversa su un masso sospeso.

L# | | | Si scende 3m sul versante opposto per girare a sinistra e sbucare in vetta.

Discesa

Dalla vetta scendere il pendio inizialmente di blocchi di roccia accatastati poi nevoso che conduce ad un plateau. Porre molta attenzione ai crepacci presenti.

A

Se si è saliti dal Rifugio Gnutti per la Val Miller dal plateau antistante la vetta piegare a sinistra puntando verso la piramide dell’Adamello stando vicini al bordo sinistro del ghiacciaio. Si intravede il bivacco Ugolini e dopo aver superato l’ampia sella del Passo dell’Adamello (Effluenza Miller del ghiacciaio dell’Adamello) si punta alle rocce andando a cercare i segni e le tracce della Via Terzulli (II, fittoni austriaci lungo tutto il percorso) che permette di scendere agevolmente i 300 metri di parete. Si giunge così ai ghiaioni basali compresi tra Cima Laghetto e Corno Miller e alle ripide morene che conducono al Pantano del Miller donde si incontra l’itinerario di salita.

B

Se si è saliti dal Rifugio Prudenzini per la Val Salarno, scesi al plateau dalla vetta si piega a destra con ampio giro (molti crepacci anche se non troppo larghi), tenendosi a debita distanza (crepacci) dall’inizio della seraccata del Salarno. Oltrepassare i rocciosi Corni di Salarno (che si trovano alla propria destra sporgenti di poco dal ghiacciaio). Si oltrepassano anche i Cornetti di Salarno sempre a debita distanza dalle seraccate che scendeno in Val Salarno. Si punta così ad un pianoretto roccioso ove si nota il giallo Bivacco Giannantonj. Di qui un ripido ma ben tracciato (segnavia 14) sentiero, inizialmente per grossi massi, cala in Val Salarno e porta al Rifugio Prudenzini.

La cresta si sviluppa da quota 2900 a quota 3300. Considerare che il versante Miller della stessa conserva spesso la neve dopo recenti nevicate (ad esempio per precipitazioni premature di fine stagione). Inoltre, sempre sul versante del Miller è possibile trovare le rocce verglassate nelle prime ore della giornata.

Sviluppo della cresta notevole (750m) contro un dislivello piuttosto ridotto (400) che viene però aumentato appunto dai continui saliscendi (appoggiandosi al versante di Salarno). Le difficoltà (V) sono concentrate nel superamento dei primi due Torrioni; in loco si trovano prima spit, poi chiodi e cordini dei quali verificare l’affidabilità (alcuni vecchi, altri aggiunti nella recente – 2007 – ripetizione). In seguito la difficoltà non supera il IV anche se le protezioni nella seconda parte sono inesistenti. Da entrambi i lati (Salarno o Miller) il dislivello dell’avvicinamento (1400 m) comporta 4/5 ore di marcia. Considerare che la cresta richiede quasi 6 ore per la percorrenza senza intoppi (i ripetitori hanno avuto problemi di orientamento e han dovuto riattrezzare sia soste che protezioni: ciò ha comportato un tempo complessivo di 10 ore). Infine, a seconda dell’itinerario di approccio al Passo Gozzi, il rientro comporta l’attraversamento di un ghiacciaio (abbastanza crepacciato) o di un itinerario esposto con fittoni in loco (ma non corde fisse).

Cresta irta di torrioni e guglie dal notevole sviluppo; molto esposta sul lato del Miller, meno su quello del Salarno almeno fino a quota 3200. Su tale lato infatti per i primi metri e i primi torrioni della cresta, il dislivello da un terrazzamento che le corre parallelo è di appena un centinaio di metri. La cresta è divisibile in due parti ben distinte: la prima piuttosto piatta e con dislivello nullo tra l’inizio e la fine è molto articolata e supera i primi due Torrioni; la seconda è più lineare ed in essa si concentra tutto il dislivello. Tra la prima e la seconda sezione si scende di 60 metri (doppia) sulla cengia presente sul versante del Salarno andando a superare delle torri inaccessibili e risalendo in cresta con un canalino di una cinquantina di metri. Da qui la cresta dapprima lineare permette di guadagnare un po’ di dislivello. In seguito ci sono altre torri che si superano tagliando sul versante del Miller o sul filo.

Accesso

Da Bergamo per Trescore Balneario e la ValCavallina – Val Camonica. Da Brescia per Rovato e la superstrada di Iseo. Per la Val Salarno si arriva a Cedevole, si sale al paese di Saviore e si prosegue per Malga Fabrezza. Per la Val Miller, si giunge a Malonno e si prende il bivio per Zazza, seguendo poi le indicazioni per Ponte del Guat e Val Premassone.

Alloggio

Sul lato Miller si trova il Rifugio Gnutti a quota 2100 m; lungo il ritorno ci si può appoggiare al Bivacco Ugolini, posto un centinaio di metri sopra l’itinerario di discesa verso l’Adamello. Sul lato del Salarno ci si appoggia al Rifugio Prudenzini posto a quota 2300 m; lungo il ritorno si passa dal Bivacco Giannantonj.

Creative Commons logo

The text and images in this page are available
under a Creative Commons CC-by-sa licence.