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Dal Bivacco Rossi e Volante si valica la Porta Nera e si scende l’omonimo ghiacciaio standone al centro e ponendo attenzione a qualche crepaccio trasversale andando a puntare al couloir che si può individuare oltre uno sperone roccioso che arriva più in basso rispetto agli altri (1h). Sarebbe bene però andare in perlustrazione il giorno prima per valutare il passaggio ottimale della crepaccia terminale e delle sovrastanti goulottes, i punti chiave della via; questo è fattibile comodamente tagliando a mezzacosta e non perdendo troppa quota dalla Porta Nera dirigendosi alla cresta N del Polluce e arrivando fino alla quota 3660m, evidente panettone nevoso, peraltro molto panoramico per l’intera zona.
L# | 60m | Si supera l’enorme crepaccia terminale sfruttando la conoide di scarico del canale. Passaggio su neve inconsistente, ma buona presa sul labbro superiore. Si segue ora l’enorme rigola con pareti alte anche un metro e mezzo. Sostare a destra su roccia con friends. Attenzione molto marcia! L# | 50 m | Ci sono due colate sulla sinistra, con simili difficoltà. Quella di sinistra presenta un risalto verticale iniziale (80°) per poi diminuire di pendenza. Segue un altro muretto di neve pressata (70°) e ghiaccio. Sosta a destra su chiodo e friends. L# | 50m | Proseguendo a sinistra si segue il bellissimo fiume di ghiaccio e neve couic-couic su pendenze basse (60°) con qualche risalto fino a sostare (sulla sinistra: nut, friend, chiodo) alla base dell’evidente stretta colata. L# | 50m | Si supera la colata verticale e stretta (80°) utilizzando anche uno spuntone sulla sinistra come appoggio per la schiena. Usciti, si prosegue a destra incontrando un altro breve muretto di ghiaccio (70°) e si sosta su un isolotto roccioso (2 friend e chiodo). L# | 60m | Si piega a sinistra in direzione di un grande muro di ghiaccio che si può affrontare direttamente o a sinistra (70° continuo, viti) fino ad entrare in una specie di goulotte contro le rocce, dove si sosta (chiodo, friend). L# | 40m,… | Si scavalca una crestina di neve, si attraversa la rigola e si va contro le rocce di destra a fare una eventuale sosta (segnata in azzurro nella foto seguente).
Il pendio prosegue per 400m sopra di noi. Se si e si costeggiano le rocce a destra è sempre possibile mettere qualche protezione veloce e fare soste su roccia all’occorrenza. In compenso il pendio, che ha pendenza sui 60° costanti nella parte bassa (con un breve risalto a 70° iniziale per accumulo di ghiaccio), 50° in quella mediana, per poi rimontare verso la fine, permette l’utilizzo di viti, ovviamente in base alle condizioni. Costeggiando sempre le rocce si arriva sulla cresta Young, oltre il gendarme. Si prosegue lungo l’affilata cresta nevosa, fino a trovarsi verso la cresta sommitale, a destra del torrione roccioso che costituisce la vetta (volendo si può anche continuare dritti in aperta parete per gli ultimi 100 m in funzione delle condizioni della neve). Si entra ora in una specie di canale che va verso destra tra un roccione sulla destra e la cornice sulla sinistra. Proseguendo su neve ripida (60-65°) si può sfruttare un muro di roccia posto a sinistra per le protezioni veloci, fino a giungere ad una crestina affilata che permette di rimontare con una spaccata sulla cornice (passaggio che ovviamente varia di anno in anno). Da qui traversando sul versante sud (risalto di ghiaccio tra due roccioni) si giunge comodamente in cima.
Rientro comodo (se tracciato, primo pendio a 40/45°) in 2h30 dalla cima al Plateau Rosà.

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